Alcuni aspetti del karma e del dolore umano II

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“ Se attraverso la viva osservazione antroposofica giungiamo sempre più a sperimentare il contenuto dell’Antroposofia con il nostro cuore, con il nostro sentimento, sarà per noi veramente come se nelle nostre anime non penetrasse soltanto il senso delle idee (…). Bensì come se nelle nostre anime entrassero esseri cosmici viventi. Allora l’Antroposofia stessa ci appare sempre più come qualcosa di essenziale e di vivente. E ci accorgeremo che con l’Antroposofia bussa alla porta del nostro cuore qualcosa che dice: “Fammi entrare, poiché Io sono te stesso: Io sono la tua vera Entità umana”.              Rudolf Steiner, 18 novembre 1923

(Tratto dal libro di Sergej O. Prokofieff :  “La Celeste Sofia e l’Essere Antroposofia).

    Se queste anime riescono a superare i “Dogma” e i “simboli” religiosi antichi ormai superati e svuotati del vero cristianesimo originario e riempiti dalle forze luciferiche e arimaniche, allora l’Antroposofia può essere quel faro di luce di verità per tutte quelle anime anelanti che tendono al vero cristianesimo e a quella conoscenza spirituale, nella quale possono trovare conforto e comprensione al disagio interiore dovuto ai tempi attuali, così materialisti e caotici. E in modo particolare laddove anime possono trovarsi in alcuni momenti della loro esistenza, di fronte a un problema esistenziale in cui la vita potrà apparire loro vuota e buia, senz’alcun significato cui l’Antroposofia può diventare allora, quell’impulso di anelito al divino che potrà accendere in loro quella giusta fede in grado di condurli all’incontro con lo spirito cosmico universale del Cristo, dal quale potranno avere consolazione, sostegno e incoraggiamento. Dobbiamo ancora aggiungere che l’umanità deve imparare a prendere in seria considerazione la legge karmica, senza la quale non è possibile spiegare la sofferenza e il dolore quando essi ci colpiscono sia dall’esterno sia dall’interno quale causa dei nostri errori e della nostra imperfezione umana, imparando ad accettarlo e a prendere coscienza, quale conseguenza dei nostri “peccati” e dei nostri “debiti”, come ci viene indicato nel Padre Nostro dal Vangelo di Matteo.

Questo Vangelo non è stato compreso nella sua vera essenza spirituale e nell’insegnamento cattolico-cristiano, il karma fu sostituito dalla remissione dei peccati, in quanto il “debito karmico” (… e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori …) che troviamo espresso nel “Padre Nostro” del vangelo di Matteo, non fu compreso e preferito invece, alla invocazione di Luca: “ e perdonaci i nostri peccati, come anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore” (Lc 11,2). Nei primi secoli, il perdono nelle comunità cristiane, veniva applicato ai penitenti (come compensazione karmica che sostituiva in parte, la vecchia legge testamentaria) tramite indulgenze attraverso stati di umiliazioni e atteggiamenti aspri e rigorosi che a volte, durava anche tutta una vita nei casi più gravi. Soltanto nell’ XI secolo in poi, si cominciò ad alleggerire il carico delle penitenze in modo meno gravoso, facendo ammenda attraverso donazioni, digiuni che tendevano a mortificare il corpo, etc. fino a che tramite nuove norme, “le colpe”, furono concepite soltanto più come “remissione dei peccati” attraverso il battesimo, la confessione e il pentimento; vale a dire con l’assoluzione delle colpe che Dio accorda quando il peccatore pentito riconosce, confessa e rinnega il suo peccato. Pertanto il peccato o la colpa dell’imperfezione e del debito verso gli altri, è cancellato e assolto dal semplice atto di pentimento tramite il “potere spirituale” del sacerdote che in questo caso, si sostituisce all’autorità divina superiore del Sé spirituale dell’uomo, che deve invece fare in modo che l’io inferiore si armonizzi e si riconcili non solo col Saggio superiore, ma anche verso i suoi debitori, in modo da risanare sia la colpa soggettiva nata dal desiderio egoista, sia il debito dovuto all’imperfezione morale.

La Scienza antroposofica distingue difatti, il “peccato” dal “debito”, in quanto sono due modi imperfetti di agire nell’ambito della natura umana di cui:

  • Il peccato, quale desiderio soggettivo immorale che nasce come colpa personale dall’io umano riconducibile al corpo astrale (corpo dei desideri e delle brame);
  • Il debito invece, quale errore morale che nasce dalle caratteristiche manchevoli dell’io nella parte più profonda dell’anima e riconducibile al corpo eterico, ossia al corpo della vita o delle forze plasmatrici cosmiche, tramite cui entriamo in relazione con la comunità umana.

Ciò vuol dire che se io per invidia desidero il bene materiale accumulato di una persona, ed escogito il modo di sottrarglielo fino a usare dei metodi ingannevoli per derubarlo, compio due specie di manchevolezze, di cui:

  • Il peccato soggettivo individuale dovuto al desiderio d’invidia che nasce dalla tentazione luciferica presente nel mio corpo astrale, cui io non domino;
  • Il debito morale che contraggo nei confronti di chi ho derubato, dovuto all’errore morale di carattere manchevole che nasce dalla seduzione arimanica presente nel mio corpo eterico, cioè in quella parte più profonda in cui si esprimono anche le tendenze negative degli antenati, cui io non domino e sono spinto a compiere il male nell’ambito della comunità umana.

Per capire questi due aspetti occulti, cioè il peccato e l’errore quali sono espressi dai due evangelisti Matteo e Luca nella preghiera del Padre Nostro, occorre comprendere la costituzione umana dell’uomo attuale, la quale secondo la Scienza antroposofica si articola in: «Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, ed Io.15

Al tempo dei tempi, ossia duemila anni fa, l’uomo era costituito interiormente in modo diverso da oggi, l’Io umano non era ancora completamente disceso sul piano fisico, per cui l’uomo non sentiva se stesso come un individuo singolo, ma si appoggiava all’anima di gruppo del popolo a cui apparteneva. Difatti, mentre l’uomo antico romano che già da tempo si era distaccato dall’anima di gruppo, definiva se stesso un «cittadino romano», l‘ebreo antico al contrario, era ancora legato all’anima di gruppo abramitica, sentendosi come «uno solo col padre Abramo». E quando Gesù di Nazareth iniziò la sua missione accogliendo la divinità suprema del nostro sistema solare, cioè il Cristo-Sole nei suoi tre involucri umani, ossia nel corpo astrale, eterico e fisico, entro i quali venne incorporandosi completamente dall’alto durante il battesimo nel Giordano operato dal Battista, l’ Io cosmico universale,16 i farisei così come gli esegeti dottori della legge non seppero riconoscerlo trovandosi difatti di fronte a un uomo completamente diverso dagli altri, inafferrabile nella sua natura umana – spirituale che pianamente cosciente parlava di un «Padre Supremo» che esisteva prima di Abramo e dello stesso Dio Yahve17. Gli evangelisti pertanto attraverso la loro chiaroveggenza, non fecero altro che descrivere secondo i gradi delle loro facoltà veggenti, quattro aspetti della manifestazione del Cristo nelle quattro parti costitutive dell’uomo Gesù di Nazareth, trasformato attraverso il battesimo di Giovanni in un uomo-dio, vale a dire in ciò che noi oggi conosciamo come Maestro e Signore Gesù, il quale fu il portatore del Cristo: “L’ Io Sono l’Io Sono”.18

Matteo prima di essere discepolo del Cristo, frequentava la corrente degli esseni fondata dal maestro di “Giustizia” chiamato Gesù di Pandira19 (vissuto qualche secolo prima del Cristo e confuso con Gesù di Nazareth da diversi filosofi e veggenti poco elevati, tra cui la fondatrice della società Teosofica Helena Petrovna Blavatsky e Celso), il quale prima fu ucciso e poi dopo per umiliare maggiormente i discepoli, fu impiccato a un albero dal potere sacerdotale ebraico. Alla saggezza essena, si aggiunse nell’anima di Matteo pochi giorni dopo la morte di Gesù, l’Illuminazione quale evento della discesa dello Spirito Santo simboleggiato dalle lingue di fuoco sugli Apostoli il giorno di Pentecoste, tramite cui acquisì una maggiore conoscenza con la quale fu elevato ad altezze spirituali da dove egli poté contemplare attraverso la veggenza immaginativa, l’evento soprasensibile del «mistero del Golgotha» e poi dopo, attraverso il Vangelo, descrisse la manifestazione del Cristo nel corpo fisico di Gesù di Nazareth iniziando con la genealogia di Gesù, la cui discendenza è fatta risalire fino a Davide e da questi ad Abramo. Per questo l’evangelista nella preghiera del “Padre Nostro” esprime la colpa e l’errore morale presenti nel corpo fisico dell’umanità antica ebraica (così come in quella attuale, fino a che non si redima attraverso l’Impulso del Cristo in modo da accogliere in sé il corpo di resurrezione del Cristo20) quale conseguenza del peccato originario della prima coppia biblica Adamo ed Eva, i quali subirono da parte delle due principali entità dell’ostacolo presenti allora nell’evoluzione umana, prima la tentazione nel corpo astrale da parte delle forze luciferiche (simboleggiate dal serpente del paradiso) durante l’Epoca Lemurica e poi dopo, durante l’Epoca Atlantica, l’errore di discernimento da parte delle forze Arimaniche21 insinuatesi nel corpo eterico. L’evangelista Matteo distingue dunque il peccato di egoismo dovuto alle forze luciferiche, presenti in noi fin dall’epoca paradisiaca, ed esprime il peccato di “errore” e del “debito” verso la comunità umana cui siamo legati tramite il corpo eterico come individui di una stessa famiglia, di uno stesso popolo e di una stessa stirpe, per la mancanza di discernimento dovuto alla presenza in noi delle forze arimaniche che mistificano la natura esteriore facendo apparire in modo distorto la realtà spirituale in essa contenuta, cosicché siamo portati facilmente a commettere l’errore di giudizio. Questa manchevolezza negativa è presente nel nostro corpo eterico cui il nostro Io terreno soggiace di conseguenza alla menzogna arimanica, per il fatto che questi gli nasconde appunto la vera realtà spirituale del “Padre divino” che esiste dietro il “velo “ esteriore della natura.

L’evangelista Luca esprime invece la manifestazione del Cristo nel corpo astrale di Gesù, per cui mette in evidenza la sua natura umana – divina spirituale facendolo ascendere nella sua genealogia, fino al sacerdote Natan figlio di Davide e, da questi ad Abramo fino ad Adamo e infine direttamente da Dio. Vale a dire che Luca descrive nel corpo astrale di Gesù, la presenza di un’anima particolare dietro di cui secondo la Scienza antroposofica, si cela l’incarnazione dell’archetipo divino di tutta l’umanità, ossia, è per modo di dire l’anima sorella di Adamo. È quella parte che fu sottratta ad Adamo prima della tentazione di Lucifero e che negli scritti antroposofici chiamiamo “anima natanica o adamitica” con riferimento alla discendenza del sacerdote Natan o a quella di Adamo. Ciò risale all’Epoca Lemurica, quando gli Elohim o Spiriti della Forma donarono una parte del loro fuoco divino al corpo astrale dell’uomo, ossia fecero fluire nel corpo astrale dell’uomo il loro “Io” che era l’ultima parte inferiore della loro natura settemplice spirituale, cosicché l’uomo che allora viveva come creatura dell’istinto simile agli animali, si elevò al gradino umano della ragione, non ancora però al livello attuale dell’uomo di oggi. Ma mentre gli Dei facevano fluire il loro Io umano nel corpo astrale dell’uomo, altre divinità rimaste indietro (Spiriti della Forma che non avevano purificato e maturato durante l’evoluzione sull’antica Luna, la sostanza del loro “Io” per donarla poi all’uomo sulla Terra), fecero fluire nello stesso momento le forze impure del loro corpo astrale nel corpo astrale umano, cosicché il corpo astrale o l’anima umana, si divise in due parti:

  • Una parte del corpo astrale la cui pura sostanza è simile al Sé spirituale, gli Dei o Elohim fecero fluire l’Io superiore, l’Io altruista che risiede nel mondo angelico e che chiamiamo “Anima natanica”, il quale s’incarnò per la prima volta nel mondo fisico come Gesù di Nazareth nella coppia di genitori nativi di Nazareth e che divenne il portatore o Cristoforo del Cristo, durante il battesimo nel Giordano operato da Giovanni il Battista;
  • L’altra parte astrale oscurata dagli Spiriti della Forma rimasti indietro sull’antica Luna, fecero fluire invece nell’anima umana, delle forze impure astrali non purificate, da cui abbiamo come dire, la “somiglianza” creata dagli dei lunari e che divenne poi dopo verso la fine e l’inizio dell’Epoca Atlantica, l’Io inferiore umano egoista che venne separato dalla sostanza superiore, ossia dalla sua “immagine divina” umana che ancora oggi (per alcuni versi è maggiormente egoista) lavora al suo perfezionamento per potersi un giorno riunire in una sola unità spirituale.

Questo dramma umano è ciò che nella Bibbia viene descritto come “la caduta dell’uomo” insieme all’immagine simbolica del “serpente” che induce i nostri genitori biblici, alla tentazione di disubbidienza mangiando la mela (ossia al risveglio manasico dell’ego inferiore), incorrendo così nel castigo divino cui saranno poi cacciati dal consesso divino e quindi la “caduta” dal paradiso terrestre. I misteri biblici dell’antico Testamento e del cristianesimo, sono alquanto profondi e occorre per questo avere pazienza studiando con amore e sincerità la Scienza dello Spirito o antroposofia, confidando che ci sia dato di alzare il velo della nuova Iside – Sofia, alfine di diventare dei degni discepoli del Cristo. (2. Continua)

Collegno 13 settembre 2018                                                 Antonio Coscia

Sopra: Origene, detto Adamanzio nato ad Alessandria d’Egitto, 185 – Tiro, 254), è stato un teologo e filosofo greco antico, noto anche come Origene di Alessandria.

Note

15     Abbiamo già avuto modo di spiegare che l’uomo è un essere tripartito il quale però si articola a volte in 4, in 7, e in 9 parti a secondo del contesto cosmico terreno cui si vuole riferire. Se osserviamo l’uomo nella sua evoluzione terrena durante i periodi di cultura, allora diciamo che egli si articola in: “Corpo fisico, corpo eterico, corpo senziente, anima senziente, anima razionale, anima cosciente, sé spirituale, spirito vitale e uomo spirito (il vero nucleo dell’uomo superiore)”. A volte l’uomo viene suddiviso in sette parti in quanto il corpo senziente e l’anima senziente, essendo della stessa sostanza senziente formano una stessa unità animica; la stessa cosa dicasi per l’anima cosciente e il sé spirituale, le quali essendo della stessa sostanza divina spirituale, sono strettamente congiunte in una sola unità spirituale, per cui ne deriva una suddivisione settenaria così composta:

a)     Secondo l’evoluzione cosmica, quale corrente macrocosmica l’uomo è suddiviso in:“ Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale ed Io”.

b)    Secondo l’evoluzione delle Epoche, quale corrente macro-microcosmica, l’uomo è suddiviso in: ” Corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale, Io quale nucleo dell’anima razionale, sé spirituale, spirito vitale e uomo spirito”.  

c)     Secondo l’evoluzione dei periodi di cultura, quale corrente microcosmica, l’uomo è suddiviso in: “Corpo fisico, corpo eterico, corpo senziente, anima senziente, anima razionale, anima cosciente, sé spirituale, spirito vitale e uomo spirito”.

Inoltre l’uomo è costituito da ciò che fa di lui il coronamento e la meta degli Dei, ossia la sua essenza di Entelechia umana, costituita dai tre “Io” e cioè:

d)  “ L’Io terreno, l’Io superiore e il Vero Io o Scintilla divina”, che sono i tre “Io spirituali” dell’uomo, dove attualmente egli è cosciente solo nell’Io inferiore o terreno il quale ha per scopo lo sviluppo della coscienza autonoma e libera e dell’amore cosmico umano, tramite cui si congiungerà un giorno non solo con l’Io superiore, ma soprattutto con il suo Vero Io, ossia il vero nocciolo superiore dell’uomo, che potrà realizzare le parole di S. Paolo: “Non io ma il Cristo in me”.

16.    Quando Dio ordinò a Mosè di andare dal Faraone affinché liberasse il popolo ebraico, Mosè chiese a Dio quale fosse il Suo nome, e Dio rispose che era “l’Io Sono l’Io Sono”. In realtà la Scienza dello Spirito insegna che il Dio degli ebrei era un Dio lunare appartenente alla gerarchia degli Spiriti della Forma (Elohim o Potestà), che si era sacrificato separandosi dai suoi fratelli solari per contrastare le forze astrali solari di Lucifero che agiscono dal Sole e anche per contrapporsi all’influenza nefasta dell’ottava sfera, da dove Lucifero e Arimane agiscono in modo da sottrarre un giorno l’anima umana per inserirla nel loro mondo spettrale.

17.     Yahve o Jehovah è un Entità spirituale appartenente agli Spiriti della Forma o Elohim biblici. Egli ha sacrificato la Sua natura spirituale di Elohim solare per trasferirsi nella sfera lunare in modo da contrastare le forze di Lucifero agenti dal Sole, tramite cui si manifestano nelle venature dorate terrestri e per questo l’oro è sempre stato motivo di contrasto nell’avidità umana. Inoltre ha il compito di contrastare attraverso la luna fisica, l’influsso negativo che opera dall’ottava sfera, dietro di cui agiscono Lucifero e Arimane quali servi della bestia apocalittica SORAT l’anticristo solare. Per questo Jahve dovette assumere il ruolo di Entità lunare lasciando la sua parte spirituale sul Sole e divenendo così non solo il Dio unico del popolo ebraico, ma anche un Dio cosmico dell’umanità dietro di cui agiva il Cristo, quale vero “Io Sono l’Io Sono” durante la Sua discesa nel corpo umano di Gesù di Nazareth. Yahve è un grande servitore del Cristo e quando l’uomo sarà arrivato quasi alla sua meta e al fatidico numero d’evoluzione 666, Egli si riunirà di nuovo con i Suoi sei fratelli o Elohim solari, verso mondi più elevati dello spirito.

Volendo approfondire meglio la gerarchia cui appartiene Yahve, dobbiamo dire che Egli è parte dei sei Elohim solari, i creatori biblici del nostro universo, che insieme agli Spiriti del Movimento o Dynameis e agli Spiriti della Saggezza o Kyriotetes, formano la seconda gerarchia del nostro sistema solare attraverso cui per loro tramite, operano le forze del Dio Figlio nel mondo Planetario. Ogni singola gerarchia del nostro sistema planetario dagli Spiriti del Movimento o Virtù fino agli Angeli, è composta di «Sette capostipiti principali» da cui dipendono tutti gli altri spiriti appartenenti al loro ramo gerarchico. Lo spirito o la guida centrale degli Spiriti della Forma è quello che conosciamo col nome di Yahve o Jehovah, il quale come abbiamo menzionato, si sacrificò trasferendo le Sue forze cosmiche sulla Luna, lasciando le Sue forze solari sul Sole. Questi Spiriti della Forma hanno una costituzione settemplice come l’uomo, al quale hanno sacrificato (durante le incarnazioni passate della nostra Terra), parte dei loro arti animici quali: il corpo eterico sull’antico Sole, il corpo astrale sull’antica Luna e l’Io umano sulla Terra. Attualmente essi sono costituiti da un “Sé spirituale, uno Spirito Vitale (Buddhi), un Uomo Spirito (Atma), poi hanno un quarto, un quinto, un sesto e un settimo arto cosmico”. Questi ultimi arti non sono ancora completamente formati, sono ciò che loro tendono come perfezionamento divino superiore, così come l’uomo tende alla perfezione dei suoi tre arti spirituali superiori, cioè: il Sé spirituale, lo spirito Vitale e l’Uomo spirito. Attualmente gli Elohim o Spiriti della Forma si sono in parte ritirati dalla loro creazione, lasciando il posto alla gerarchia delle Archai, i loro arci messaggeri più antichi.  ( Per    l’ottava   sfera  vedi anche la nota 26  di   3. Note Integrative).

18.  L’Io Sono l’Io Sono del Cristo, quale pura Essenza divina spirituale, è inafferrabile per la mente umana, e possiamo conoscerlo solo tramite la Sua manifestazione attraverso i piani gerarchici che alcuni elevati iniziati chiaroveggenti cristiani, riescono a cogliere e portare alla nostra conoscenza intellettuale. Per cui secondo la conoscenza antroposofica, durante la discesa del Cristo alfine di congiungersi con l’uomo Gesù di Nazareth, passando nell’ambito delle costellazioni cosmiche Egli si manifestò come un Io cosmico stellare e fu percepito col nome di “Agnello Mistico”. Dalla sfera della Trinità dunque, entrò nell’ambito della costellazione dell’Ariete e passò attraverso la porta della costellazione della “Vergine” dove si congiunse con uno Spirito della Saggezza cui venne percepito e chiamato “Signore” e Vishvakarman nella mitologia vedica; dopodiché entrò nella porta dello “Scorpione” nell’ambito solare planetario, dove venne percepito da Zarathustra col nome di Aura Mazdao. Passando poi nell’ambito del cosmo lunare attraverso le porte del “Capricorno”, cioè nell’ambito lunare della sfera degli Arcangeli, fu conosciuto dai diversi popoli, come Apollo, Osiride, Mitra, Baldur e “Io Sono l’Io Sono” nel roveto ardente davanti a Mosè, dopodiché Egli sotto l’influsso della costellazione dei “Pesci” compì il sacrificio più grande unendosi all’uomo Gesù di Nazareth durante il Battesimo nel Giordano, cui sarà poi chiamato Cristo Gesù.

Sergej O. Prokofieff nel libro “Le dodici notte sante e le gerarchie spirituali” scrive:

“ In tal modo abbiamo tre gradini cosmici della discesa del Cristo: Stellare (Ariete), Solare (nei due aspetti, in quanto Vergine e in quanto Scorpione-Aquila) e Lunare (Capricorno). A questi tre aspetti Cosmici o Sacrifici, si aggiunge poi il quarto, legato al sacrificio più grande, il gradino della Terra (sotto il segno dei Pesci) l’unione del Cristo con Gesù durante il Battesimo nel Giordano.

In definitiva possiamo definire i quattro gradini della discesa del Cristo dal Cosmo sulla Terra ancora nel modo seguente: primo – stellare (Ariete), secondo-solare, terzo – lunare e quarto – terrestre”; pag. 74.

19.   Rudolf Steiner da notizie di Jeschu ben Pandira nella quarta e sesta conferenza del Vangelo di Matteo O.O. 123 dove viene menzionato come la guida della corrente degli “Esseni” i quali erano sparsi in piccole comunità per tutta la Palestina. Jeschu ben Pandira (Gesù di Pandira), nacque in Palestina intorno all’anno 120 a.C. sotto il regno di Giovanni Ircano. Era figlio di una concubina chiamata Miriam (Maria) la quale di professione faceva la Pettinatrice che lo aveva partorito illegittimamente per cui, le costò secondo la pena di adulterio, la condanna a una morte atroce. Jeschu ben Pandira era discepolo di un Maestro dell’ordine dei Farisei che era chiamato Rabbi Josua ben Perachia, con il quale entrò in contrasto ciò che gli costò poi dopo, il motivo di condanna a morte da un fanatismo inquisitorio per blasfemia ed eresia, dove fu prima lapidato e poi impiccato a un albero, per aggiungere lo scherno alla pena. Dopo che il Buddha Gautama fu elevato a Buddha Celeste, essendo terminato il suo compito terreno, gli successe un nuovo Bodhisattva il cui compito fu di preparare una corrente precristiana tramite le due correnti spirituali degli “Esseni e i Terapeuti” nell’ambito della religione ebraica antica. Egli scelse per questo il Maestro degli esseni Jeschu ben Pandira come involucro e discepolo, per divulgare la sua “Dottrina”. Ciò fu possibile attraverso i cinque discepoli del bodhisattva e Maestro esseno, i cui nomi erano: Matthai, Naki, Nezer, Buni e Toda. Tramite il discepolo Matthai fluì la corrente esoterica dell’essenismo cui fu possibile a Matteo, discepolo di Gesù di Nazareth, descrivere nel suo Vangelo la genealogia di Gesù e tutti i fatti spirituali accaduti duranti i tre anni della vita del Cristo in Palestina fino al sacrificio sulla croce del Golgotha. Dal discepolo Nezer derivò la colonia essena di Nazareth ove fu possibile preparare e formare il pensiero spirituale dei due bambini Gesù, cui le due famiglie Maria e Giuseppe dopo che la prima coppia tornò dalla fuga in Egitto (come riportato dal Vangelo di Matteo) divennero amici con la coppia nativa di Nazareth, cosicché i due bambini Gesù divennero amici per prepararli al loro grande sacrificio, quali cristofori del Cristo; (vedi sesta conferenza di Matteo opera citata).

20.    Vedi la nota 24 di 3. Note Integrative).

21.    Vedi le note 22. – 23. dell’articolo seguente

 

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